In cima al gigante di Provenza : il Mont Ventoux

 

    Finalmente, dopo giorni e giorni passati a preparare l'impresa, insieme ad un gruppo di amici appassionati, siamo riusciti nell'intento: affrontare e superare la salita del Mont Ventoux, il simbolo della montagna, l'emblema della passione per la bicicletta, e forse la vera rappresentazione tangibile della corsa ciclistica più importante del mondo: il Tour de France. La scelta di affrontare il viaggio tutti e 8 insieme, a bordo di un minibus, ci ha permesso di trascorrere le lunghe ore del trasferimento in una atmosfera rilassata e serena.

    Un piccolo hotel, Le Relais du Mont Ventoux a Aurel in Alta Provenza, è stata la base logistica della nostra straordinaria avventura. Camere confortevoli e un ottima cucina ci hanno ritemprato prima dell'ascesa al mitico Monte Calvo. La marcia di avvicinamento a Bedoin ci ha permesso di godere di un panorama straordinario: il borgo di Sault, le Gorgès de la Nesque con i suoi canyons scavati nella roccia, il Belvedere con la sagoma inconfondibile del Ventoux all'orizzonte, la lunghissima e straordinaria discesa verso Bedoin. Tutto questo rimarrà indelebile nei nostri ricordi di faticatori del pedale. Qualche foto nella serena campagna della Provenza, fra filari di lavanda, viti e ciliegi e via, sù per le prime rampe della salita, lungo una foresta di querce e pini, con rampe al 10, 11 e anche 12%. Frotte di cicloamatori ci fanno compagnia mentre passiamo con le ruote sopra le scritte sbiadite ma ancora perfettamente leggibili, con i nomi di campioni più o meno affermati e degni della massima considerazione e rispetto. "Go Lance", "Alè Jaja", "Merçi Richard", "Vai Pantani".

    Lo Chalet Reynard segna la fine della foresta e l'inizio del vero Mont Ventoux. La strada scavata fra le pietre sbiancate dal vento, dalla pioggia e dalla neve, con pendenze meno accentuate ma sempre nell'ordine del 9, 10%, accompagna i ciclisti lungo un panorama infernale e quando in mezzo alla nebbia compare la stele alla memoria di Tommy Simpson un brivido scuote i nervi di tutti noi, e quelle immagini del campione inglese, stroncato dalla montagna e dalle anfetamine ci passano davanti agli occhi come in un vecchio film in bianco e nero. Una piccola targa sulla lapide dice: "Nessuna montagna è alta come te. Tua moglie Anna." Intorno a noi il cielo si rabbuia e si alza un vento freddo che ci accompagna fino alla vetta. Ora la torre della TV, quella stessa torre bianca che abbiamo visto mille volte nelle immagini del Tour, è lì, sopra di noi, e la sua mole al tempo stesso ci conforta e ci incute un timore reverenziale. Il freddo si fa più intenso. Foto di rito davanti al cartello con la scritta "Mont Ventoux: 1912 mètres slm"; acquisto di cartoline e ricordini vari e via, in discesa verso Sault, lungo il versante più dolce della montagna.

    La sera cena a base di escargots, agnello e champagne. Brindisi, impressioni e ricordi. Ci sentiamo più uniti ora: un gruppo di amici veri che hanno condiviso un'avventura esaltante che rimarrà scritta per sempre nel nostro immaginario. Un risultato è certo: abbiamo la consapevolezza che ora siamo più forti dentro, pronti per una nuova avventura, sulle strade del mondo.

 

Renato Pani, Alfo Cioni, Dante Beneforti, Gianfranco Malentacchi, Ferdinando Cavallini, Tiziano Bartoletti, Andrea Masi e Mauro Melani.

 Mauro Melani N° 5550